Strategie politiche

Il peggio del berlusconismo, secondo me, annovera anche l’impreparazione “crassa” di alcuni elementi in termini di capacità politica generale, oltre ad una mancanza pressoché totale di capacità comunicative e visione strategica e tattica.

Due fulgidi esempi ci sono forniti stamattina dai quotidiani.

Brunetta, il ministro più fuori luogo che la repubblica ricordi, insulta, pare inconsapevolmente, l’intero popolo dei precari definendoli “l’Italia peggiore”. A voler esser buoni, possiamo provare a dar credito al ministro quando stamane,  a Radio24, ha asserito di essersi riferito ai manifestanti, e non ai precari. Tuttavia un politico competente dovrebbe sapere due regole fondamentali, una delle quali è che quando una notizia trapela poi è difficile smentirla; l’altra è che un uomo pubblico ha onori ed oneri del mestiere, per cui risponde di ciò che fa ma anche di come si comporta. Pertanto andarsene via sbattendo la porta, insultando alla cieca (sotto gli occhi del telecamere, poi!) e strappando manifesti, forse non è la miglior strategia per rilanciare un consenso a picco, soprattutto dopo uno scossone come quello del referendum, che, politico o meno in origine, lo è diventato di fatto agli occhi dell’opinione pubblica.

Forse Brunetta non ha chiaro che la democrazia prevede anche il diritto di manifestare il proprio dissenso.

Il secondo genio politico di oggi è Stracquadanio, che mette il carico di briscola affermando che la rete (che sembra aver acquisito via via maggior importanza nella formazione del consenso, soprattutto in occasione di amministrative e referendum) fa vincere la sinistra solo perché ci sono impiegati pubblici fancazzisti che diffondono i video di repubblica. E afferma di volerli punire.
Quello che non è chiaro a questi due, evidentemente,  è che c’era solo una persona che poteva, un tempo, permettersi un simile atteggiamento sfrontato e arrogante, ed era Berlusconi. Oggi neppure lui può permetterselo, dopo due splendide scoppole politiche come quelle appena ricevute.

Penso, spero, che veramente sia un segno di un’epoca in declino. Il berlusconismo ha creato una classe dirigente che vede l’impegno politico come esercizio arbitrario del potere, e per un po’ il popolo si è fatto abbindolare.

Ma anche il più mite dei muli, prima o poi, scalcia. Forse è arrivato il momento che sia il mite mulo Italiano a cominciare a scalciare…