Stay hungry, stay foolish

No, non riprendo la frase resa celebre dal recentemente scomparso Steve Jobs per scriverne l’ennesimo, superfluo panegirico, ma per raccontare una curiosità che credo si inquadri benissimo nel senso di questa frase.

Dan Simmons è uno scrittore di fantascienza molto apprezzato dagli appassionati e noto soprattutto per una importante “Space Opera” in quattro tomi, denominata “I canti di Hyperion”.

Peculiarità di quest’opera è che è basata ed ispirata all’omonima opera di John Keats, poeta romantico inglese del primo ‘800, morto giovanissimo a Roma.

A 8 anni, Simmons era già un appassionato di fantascienza, tanto che in quarta elementare, correva l’anno 1957, lesse in classe un proprio componimento su un viaggio sulla luna.

Fu rimproverato dall’insegnante: “No, è impossibile! L’uomo non raggiungerà mai la Luna, neanche nel 2000! Dio non ha creato l’uomo per volare nello spazio!”

Credo che “stay hungry, stay foolish” significhi non smettere di sognare e credere che, con sufficiente impegno, tutto diventi possibile. Anche quando i maestri cercano di convincerti del contrario.

 

(Ho trovato questa brevissima storiella sul numero 138 di Delos Magazine, in un articolo di Roberto Paura, che annuncia la ristampa di tutto il ciclo di Hyperion, in edizione super economica, da Fanucci).