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Oct 02

Readings update 11/2016->12/2017

Breve aggiornamento sulle letture recenti. Titolo del post fuorviante in quanto quelle riportate coprono sì e no gli ultimi due-tre mesi.

Riassumo brevemente: nell’ultimo anno ho alternato Sci-fi con polizieschi e pochi fantasy, e un certo numero di saggi. Mediamente porto avanti due o tre letture assieme di cui uno solo è un romanzo.

Nell’ultimo periodo però ho abbandonato la SF, per colpa di un panorama poco interessante. In effetti attualmente l’unica roba interessante per il nostro genere di elezione esce in originale, e leggere in inglese alla lunga mi affatica un po’, senza contare che non è sempre facile cogliere le sfumature… dipende molto dall’autore. Trovo Stross, uno dei miei autori preferiti, molto difficile.

Ad ogni modo in questo post riporterò soltanto i libri non-scifi, riservandomi un improbabile approfondimento futuro.

 

Iniziamo con “I Racconti della Kolyma” di Salamov, un compendio in forma novellare delle esperienze dell’autore nel Gulag in Siberia; assai godibile e, si dice, molto più crudo di “Arcipelago Gulag” di Solzenicyn. In effetti la scena delle scarpe di “The long way back” è tratta integralmente da uno dei racconti. Ne parlerò in un post a parte.

Dopo “il mondo degli artefici” e “The Hydrogen sonata”, ho letto “il bosco delle volpi impiccate” di Aarto Pasilinnaa. Bellissimo romanzo ambientato in Lapponia, con personaggi strampalati e situazioni tragicomiche, con un finale davvero commovente. Un romanzo sulla crescita e sul miglioramento, forse un po’ ottimista nel credere nel buono che è innato nelle persone, ma son punti di vista. Consigliato anche per la prosa davvero godibile.

Il saggio “Marta Russo, di sicuro c’è solo che è morta” di Vittorio Pezzuto è una cronistoria dell’omicidio della studentessa romana e dei successivi gradi di giudizio che hanno portato ad una condanna definitiva che non può che risultare davvero dubbia. Se volete avere una ragione per diffidare del sistema giudiziario, beh, questo libro ve ne fornirà più d’uno.

Ho riletto poi la trilogia della Fondazione di Asimov (credo la terza o quarta volta) senza esserne deluso (il romanzo è un po’ invecchiato ma ha ancora tutto il suo fascino).

Scia di Sangue” di Karin Slaughter è un romanzo poliziesco che ho trovato tutto sommato piacevole anche se i personaggi mi sono sembrati piuttosto stereotipati e banali. Il poliziotto orfano, cresciuto da una (o più) famiglia affidataria è oramai un must del genere, che trovo sempre più insopportabile. Dexter Morgan ha sdoganato la serie, e ci manca da morire. Ma lui era Dexter, tutti gli altri, ahimè, non possono che sfigurare.

La verità non basta” di Lee Child ha come protagonista un poliziotto militare che svolge un’indagine su una serie di omicidi di civili, e scopre il classico complotto per salvare un alto militare. Se non fosse già visto un miliardo di volte, sarebbe anche interessante, peccato che questa trama davvero originale sia stata rovinata da un protagonista insopportabilmente perfetto come tutti i “buoni” dell’esercito, che non solo son bravi nel loro lavoro, trombano come dio solo sa. Che palle. Bocciato.

L’ombra del Coyote” di Michael Connelly per fortuna ci fa capire che bravi scrittori di Thriller ancora esistono. Quarto della serie di Harry Bosch, è probabilmente il romanzo clou per capire il protagonista, anch’esso (ta-da!) orfano di madre e cresciuto blablablabla…. Ma rispetto a Will Trent di Slaughter, siamo su un altro pianeta. L’intimo del protagonista, i suoi limiti, le sue paure, sono affrontate in questo romanzo in una indagine che costituirà per Bosch una vera e propria autoanalisi. Bello, che dire, Connelly non delude mai.

Infine ho terminato ieri “L’apprendista Assassino” di Robin Hobb… e finalmente un romanzo Fantasy che non sia il solito polpettone freddo da frigo! Nonostante il ritmo non sia tra i più serrati, anzi, a tratti si dilunga un po’ troppo nella vita intima del protagonista, che racconta in prima persona… beh, non si può negare che la storia si originale e i personaggi affatto banali. Si potrebbe obiettare qualcosina sul finale, un po’ deboluccio in alcuni punti, soprattutto perché sembra terminare all’improvviso… ma ciò non inficia su un romanzo che si fa piacevole fin dalle prime pagine. Scritto peraltro con una prosa scorrevole, piacevole e ricercata. Sicuramente leggerò i due seguiti.

Ho intanto iniziato alla grande con il leggendario James Ellroy, il Maestro di tutti i polizieschi… con “Perché la notte”, secondo della serie di Hopkins, dopo il disturbante “Il grande nulla” … Peccato che di notte si debba anche dormire…