Falling skies

Non so cosa mi aspettassi dalla nuova serie TV iniziata ieri sera su Fox.
Le premesse per un buon prodotto c’erano certamente tutte: la partecipazione di Steven Spielberg, una storia intrigante con alieni cattivissimi di cui poco o nulla si sa, effetti speciali realistici, astronavi e cyborg alieni convincenti, e non da ultima, una campagna pubblicitaria ben studiata, con dei promo in grado di incuriosire qualunque appassionato di sci-fi.
La storia inizia con l’umanità in guerra con degli alieni, la tecnologia non esiste più, non c’è un governo e gruppi di uomini combattono per il cibo e la sopravvivenza, come possono. Sappiamo che sono arrivati all’improvviso, e rapiscono i bambini per impiantar loro dei dispositivi misteriosi.
Si parte cioè da metà della storia.
Lo scenario ricorda un po’ l’ambientazione apocalittica di “interceptor“, o  magari “ken il guerriero“, per chi guarda i cartoni, o “independence day“, svarioni a parte.
Il clou della storia è evidentemente la lotta per la sopravvivenza dell’umanità, e tutta la prima puntata in effetti gioca proprio su questo aspetto, sottolineando i rapporti d’affetto tra i protagonisti e tratteggiando il loro sopito dolore per le inevitabili perdite subite.
Ma l’obiettivo di catturare lo spettatore, a mio parere, non è proprio riuscito. L’oretta della prima puntata risulta lenta e poco efficace, milioni di anni luce lontani dal sense of wonder della prima puntata del compianto “visitors“. Ve lo ricordate? Ero piccolino, ma il fascino di quei lucertoloni con l’abito da umani non me lo sono proprio dimenticato, nonostante la maturità, anche letteraria, e gli anni trascorsi.
Mi sono personalmente dato tempo tre puntate prima di stilare il verdetto definitivo. Ma la partenza è senz’altro in salita.